>> COVER
>> LINE UP
Cronos: Vocal, Bass
Mantas: Guitar
Abaddon: Drums
>> TRACKS
1.Sons of Satan
2.Welcome to Hell
3.Schitzo
4.Mayhem With Mercy
5.Poison
6.Live Like an Angel, Die Like a Devil
7.Witching Hour
8.1000 Days in Sodom
9.Angel Dust
10.In League With Satan
11.Red Light Fever
12.In Nomine Satanas
13.Burstin' Out
>> INFO
>> RECENSIONE
Welcome To Hell è l’esordio dei Venom, gruppo grezzo, acerbo nel suono, ma abbastanza maturo per/nel redigere i canoni scritti del metal estremo futuro.
Il lavoro in questione conferma sin dal titolo le previsioni dell’ascoltatore riguardo agli autori dello stesso: satanici, misogini, estremi, rozzi, gotici, violenti e provocatori.
La produzione dei loro album è sempre stata al di sotto degli standard della musica contemporanea e di successo (il cui budget disponibile è stato notevolmente maggiore).
Uscito nel 1981, Welcome To Hell stabilisce le coordinate dello stile del terzetto (Cronos alla voce e al basso, Mantas alla chitarra e Abaddon alla batteria), ovvero heavy metal sommato a punk alla Motorhead, basso tuonante, chitarra cupissime, batteria sgraziata, poco evidente ma sempre presente.
Ciò che li renderà celebri è la virulenza, la grezzezza mai lambita da nessun’altro, la velocità esasperata a cui manca una potenza di pari proporzione.
Le loro opere sono tanto gothic quanto cronache ante litteram nei confronti del genere stesso (non di molto: i Christian Death dell’influente Only Theatre Of Pain usciranno solo un anno dopo), quasi Germs di G.I., quasi Blue Cheer alla Vincebus Ereptum, per poco non gli altrettanto rumorosi Black Sabbath al loro debutto.
Uno stile rombante, testi macabri e ridicolmente sconvolgenti, li accompagneranno in ogni opera successiva, non lasciando il minimo dubbio sui loro propositi: stupire e fagocitare l’attenzione attorno a se stessi, con qualunque mezzo.
Musicalmente allora era davvero disarmante (nonostante esistesse già la carica rumoristica della mini-suite live Sister Ray dei Velvet Underground, il proto-stoner dei Blue Cheer e il violentissimo hardcore punk) e anche oggi rimane, a suo modo, spiazzante e felicemente sgradevole.
Nel corso dello stesso album i Venom evolvono la loro tecnica (la complessità degli assoli è quasi in progressione), la loro mera rapidità (abbozzando uno speed metal supportato da epiche urla)
ed in generale il loro scheletro malato e marcio semovente, aprendosi a distorsioni hendrixiane su pianeti psichedelicamente dark e
horror, a macabre e grand-guignolesche messe nere alla Electric Prunes e ai cuberpunks Type O’Negative - tutti successori del terzetto
inglese - e ad ironiche, selvagge ed appassionate prese in giro dei clowns delle bande e/o del circo di paese, nei quali i Nostri si
riconoscono parecchio, anche se ne preferiscono la variante Pennywise-It; infine ad uno skit di pochi secondi per ribadirne la carica
ignorante e gaia; non siamo ancora giunti al black, ma poco ci manca (un album).
Ciò che rimane, stereotipi vari e contorni affascinanti (veniamo catapultati persino in mezzo a riconoscimenti degli Angelwitch di un
anno prima, da cui attingono parecchio, soprattutto in fatto di apparenza), condisce l’apparato Venom, che si dimostra un sistema
coerente con il proprio credo incolto e solo apparentemente calloso e granitico.
La prima impresa dell’inferno più grossolano e divertente.
>> GIUDIZIO
VOTO: 9
ARTWORK: 6
TECNICA: 6
ORIGINALITA': 8.5
LONGEVITA': 8.5
PRODUZIONE: 4.5
PERSONALITA': 8
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