>> COVER
>> LINE UP
Blaze Bailey: Vocals
Steve Harris: Bass
Dave Murray: Guitar
Janick Gers: Guitar
Nicko McBrain: Drums
>> TRACKS
1.Sign Of The Cross
2.Lord Of The Flies
3.Man On The Edge
4.Fortunes Of War
5.Look For The Truth
6.The Aftermath
7.Judgement Of Heaven
8.Blood On The World's Hands
9.The Edge Of The Darkness
10.2 A.M.
11.The Unbeliever
>> INFO
GRUPPO: Iron Maiden
TITOLO: The X-factor
ETICHETTA: EMI
ANNO: 1995
GENERE: Heavy Metal
DURATA: 70:54
WEB SITE: www.ironmaiden.com
>> RECENSIONE
Guai in vista per gli Iron Maiden: siamo catapultati nel lontano 1995 e la
situazione per il quintetto londinese era precaria, il futuro era grigio; dopo
l’eccellente Live At Donington (non privo a dire il vero da palesi errori di
produzione), i due live ufficiali (il precedente era un semi-bootleg per via
della VHS originariamente allegata) A Real\Dead Live One e il previsto abbandono
di Dickinson, tutto ciò che contava veramente nel gruppo inglese (il cantante,
anche perché l’ispirazione di Harris se ne era andata con No Prayer For The
Dying) doveva essere trasformato e migliorato: poteva essere un successo o un
disastro. Dopo aver reclutato Blaze Bailey, cantante ingiustamente criticato per
non avere “la voce di Bruce Dickinson”, molto più a suo agio nei toni
medio-bassi, gli Iron entrano in sala d’incisione e non ve ne escono fino al
1995. In X-Factor i rischi presi dalla band sono evidenti, prima di tutti il
magniloquente ma spettacolare Sign of the Cross: vero e proprio punto d’incontro
tra canto profano (costituito con l’ausilio del Xpression Choir, un coro di veri
monaci spagnoli), un’apnea sepolcrale nel gothic. La successiva rimane su ottimi
livelli, un po’ rovinata dagli strumenti troppo lineari, ma stupenda dal punto
di vista canoro: è Lord of the Flies, provvista di un ritornello unico,
inimitabile, epico e di strofe sognanti. La successiva è uno dei classici
singoli speed al tritolo che solitamente aprono gli album; questo è invece alla
terza posizione ed è un inno di dirompente efficacia, correlato da un video
molto bello e caratteristico. Dopo tre canzoni riuscite e di discreta atmosfera,
Fortunes of War rimane una traccia dall’incidere solenne ma cincischiante e alla
lunga poco incisiva; nonostante questo, il drammatico crescendo regala al brano
una buona personalità, anche se il povero Bailey non pare molto a suo agio nel
buon ritornello di ordinaria amministrazione del gruppo. Look for the Truth
inizia pacatamente e prosegue epicamente, condito dalle controllate e, ancora un
volta, solenni urla di Bailey. Aftermath segue le coordinate dei precedenti
brani troppo alla lettera, assestandosi su livelli mediocri nelle strofe e
sufficienti nel ritornello. Judgment of Heaven continua per la stessa strada,
spostando di nulla l’asse compositivo della band, legata sempre alla stessa
canzone, più volte riproposta con poca originalità: inizio melodico imperante il
basso, strofe veloci, ritornelli epici a (mica tanto) scuarciagola e assoli
cristallini. Le idee riguardo alle liriche di Bailey sono appena abbozzate
(dicono molto meglio di quelle della sua carriera solista), ma comunque
pertinenti “all’ambient” dell’album. La successiva, anonima Blood On the World’s
Hands procede non molto sicura verso la fine e senza cambiamenti degni di nota,
confermando il risultato disastroso accenato all’inizio recensione, dominando
sulla speranza di udire anche solo ottime canzoni come l’eccellente trittico
iniziale. The Edge of Darkness è una nenia che si sente appena, almeno
all’inizio, assolutamente scontata e prevedibile, ispirata alla guerra del
vietnam. 2 A.M. è una ballata scontata: un tema già
sviluppato miliardi di volte da tutti i gruppi punk in circolazione.
Musicalmente non è granchè, ma discretamente epica nel ritornello e
abbastanza malinconica. Unbeliever non illude l’ascoltatore con un inizio
melodico, ma ci arriva dopo, evolvendosi finalmente in modo diverso e si dipana
in vari modi e si divide in diverse parti: il risultato finale è, purtroppo,
noia. Se le premesse iniziali alzano notevolmente questo album e avevano fatto
ben sperare, il resto è manierismo maideniano trito e ritrito che nel 1995 aveva
poco senso, figuriamoci oggi. Un disastro quindi? In linea di massima direi di
sì, anche se X-Factor non merita eccessive critiche, non essendo di per sé
brutto, bensì mediocre e scontato, il che vuol dire che non lascia il segno, né
nel bene, né nel male: rimane solo un disco privo di personalità e poco
incisivo; da qualunque parte lo si veda, non convince. Migliore Dance of the
Death, più composito, strutturato, personale e a suo modo sufficientemente
innovativo.
>> GIUDIZIO
VOTO: 5
ARTWORK: 7
TECNICA: 7
ORIGINALITA': 4.5
LONGEVITA': 5
PRODUZIONE: 7
PERSONALITA': 5
>> ULTIME RECENSIONI
>> ALTRE RECENSIONI Iron Maiden
Kinetic © Copyright 2003-2007
Sito ottimizzato per 1024 x 768