>> COVER
>> LINE UP
Bruce Dickinson: vocal
Dave Murray: guitar
Adrian Smith: guitar
Steve Harris: bass
Clive Burr: drums
>> TRACKS
1.Invaders
2.Children of the damned
3.The prisoner
4.22, Acacia avenue
5.The number of the beast
6.Run to the hills
7.Gangland
8.Hallowed be thy name
>> INFO
GRUPPO: Iron Maiden
TITOLO: The number of the beast
ETICHETTA: EMI
ANNO: 1982
GENERE: Heavy Metal
DURATA: 40:19
WEB SITE: www.ironmaiden.com
>> RECENSIONE
29 marzo 1982.
The number of the beast e’ il terzo album dei gloriosi
Maiden, il disco della maturita’, della svolta, il concretizzarsi di una
leggenda senza pari; a 21 anni dalla sua uscita, questo pilastro del metal, mi
fa venire ancora i brividi!
Primo disco per Bruce Dickinson, ultimo per Clive Burr,
primo posto nelle classifiche inglesi, disco di platino oltreoceano:
basterebbero queste poche parole per convincervi a comprare quest’album; un
dannato capolavoro, immortale in ogni sua nota, seminale per i tre quarti dei
gruppi attualmente in circolazione. Non averlo e’ un sacrilegio!
Invaders apre le danze e da questo momenti si e’ perduti,
rimanendo folgorati dalle ammalianti melodie del basso di Harris e da un Bruce
Dickinson stellare; la canzone e’ ipnotica, veloce, trascinante, la piu’ breve
del disco, che traghetta l’ascoltatore alla piu’ pesante e malinconica Children
of the damned, in cui il ritornello la fa da padrone.
Una voce carceraria introduce uno dei capolavori assoluti
della Vergine di ferro, The prisoner, 6 minuti di assoluta estasi per le vostre
orecchie: accelerazioni, rallentamenti, assoli, giri di basso, cambi di tempo e
un Dickinson che vi accompagnera’ su tonalita’ altissime.
22, Acacia avenue prosegue, liricamente, il discorso
iniziato con Charlotte the harlot: prostituzione, soldi, tristezza e fuga sono
gli argomenti di una canzone che si attesta su valori medio alti senza pero’
eccellere.
Woe to you,
oh earth and sea, for the Devil sends the beast with wrath, because he knows
the time is short…
Let him who
hath understanding reckon the number of the beast for it is a human number, its
number is six hundred and sixty six.
Cosi’ si apre The number of the beast, la mia cnazone
preferita dei Maiden di sempre; come resistere ad una song del genere?! Un
classico intramontabile, e dal vivo e’ fantastico sentire migliaia di persone
urlarne a squarciagola il ritornello: 666 the number of the beast, 666 the one
for you and me.
Se pensate di aver sentito, fin qui, l’estensione massima di
Bruce, vi sbagliate, perche’ in Run to the hills, sale ancora e lo fa
mostruosamente bene, generando un senso di impotenza in chiunque lo voglia
emulare.
Gangland non eccelle in originalita’, ma gli urletti del
singer ed un ritornello parecchio ruffiano, ne risollevano le sorti;
l’atmosfera si calma, almeno inizialmente, con la struggente Hallowed be thy
name, altro cavallo di battaglia del gruppo, in cui chitarre e basso, creano
quello che molti gruppi non riescono a fare in una intera carriera: originalita’
e melodia.
Acquisto obbligato per tutti.
UP THE IRON!
>> GIUDIZIO
VOTO: 10
ARTWORK: 10
TECNICA: 9
ORIGINALITA': 9
LONGEVITA': 10
PRODUZIONE: 7
PERSONALITA': 10
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