Anno: 2005
Genere: Gothic
Etichetta: Napalm Records
Durata: 45:33
Autore: AliceInHell
Voto: 5
C’è un limite al connubio tra voce femminile, archi, e quell’impasto colloso che si forma mescolando il gothic all’epic? No! Il mercato continua a rimpolparsi ghiottamente di lavori stampati con una certa regolarità in macchinari tutt’altro che stupidi quanto a business di note. Ora il capro espiatorio, o l’attore sotto i riflettori, è questo “Vinland Saga”, seconda opera per la biondina dei Theatre Of Tragedy, tenuta per i piedi dalla cricca degli Atrocity.
Rispetto al precedente debutto, qui ci troviamo di fronte ad una minima dose di personalità, ma proprio minima minima. La vicenda della spedizione vichinga in cui si dipana l’immancabile storiella d’amore, che fa da base per il concept del cd, ha l’effetto di divertire piuttosto che di appassionare.
E la voce soave di Liv Kristine –che, d’accordo, sarà pure bella- annoia a morte dopo pochi brani: si impenna in gorgheggi mielosi che non hanno spina dorsale, non hanno introspezione, né fantasia, né un briciolo di follia.
Ovvio che non posso aspettarmi del dannato rock’n’roll da una band come i Leaves’ Eyes, però qui si tratta proprio della solita solfa. Il gothic fa da tappeto sonoro per un innesto di epic e power, ma senza guadagnarne in ricchezza: dell’epic manca completamente il peso massiccio delle chitarre e della batteria; del power manca una dose di tecnica che porti ad assoli di un certo spessore.
L’intreccio di voce femminile e maschile, neanche a dirlo, è quello che si ricava da una qualsiasi equazione, che si è capaci di risolvere dopo un solo ascolto: Liv e il marito si scambiano battute di un copione nauseante e terribilmente noioso. Theatre Of Tragedy, After Forever, Lacuna Coil, Sirenia, e chi più ne ha più ne metta: ma che palle!!
So di essere piuttosto allergica a queste sonorità, ma lo dico con cognizione di causa: dopo anni di proposte più o meno simili l’una all’altra, con lo stesso mood di fondo, con la stessa vena di originalità, con gli stessi panorami nordici all’orizzonte, e spesso anche con gli stessi artisti rigirati in varie posizioni, cosa c’è ancora da dire? A mio parere è proprio il caso di affermare che si è esaurita una fetta di musica, pena l’avvilimento di tutti i lavori a loro tempo buoni o addirittura ottimi: continuare su questa strada significa appiattire l’ingegno dei precursori del genere, annacquando il tutto, versando ancora e ancora in un bicchiere ormai stracolmo.
“Vinland Saga” è un album inutile: l’inutilità non è per forza un male, tutt’altro. Ma qua io mi trovo di fronte ad un difetto che proprio mi manda fuori. Ed è la decisa mancanza di autoironia, soffocata da un ego decisamente ipertrofico: che si facesse una bella risata Liv Kristine, e abbandonasse un po’ quella parte da gatta morta che ci ha propinato finora.
Un lavoro da lasciare sullo scaffale del negozio. Dove merita di stare invenduto.
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