Iron Maiden - The number of the beast
Anno: 1982
Genere: Heavy Metal
Etichetta: EMI
Durata: 40:19
Autore: Ares
Voto: 10
29 marzo 1982.
The number of the beast e’ il terzo album dei gloriosi Maiden, il disco della maturita’, della svolta, il concretizzarsi di una leggenda senza pari; a 21 anni dalla sua uscita, questo pilastro del metal, mi fa venire ancora i brividi! Primo disco per Bruce Dickinson, ultimo per Clive Burr, primo posto nelle classifiche inglesi, disco di platino oltreoceano: basterebbero queste poche parole per convincervi a comprare quest’album; un dannato capolavoro, immortale in ogni sua nota, seminale per i tre quarti dei gruppi attualmente in circolazione. Non averlo e’ un sacrilegio! Invaders apre le danze e da questo momenti si e’ perduti, rimanendo folgorati dalle ammalianti melodie del basso di Harris e da un Bruce Dickinson stellare; la canzone e’ ipnotica, veloce, trascinante, la piu’ breve del disco, che traghetta l’ascoltatore alla piu’ pesante e malinconica Children of the damned, in cui il ritornello la fa da padrone. Una voce carceraria introduce uno dei capolavori assoluti della Vergine di ferro, The prisoner, 6 minuti di assoluta estasi per le vostre orecchie: accelerazioni, rallentamenti, assoli, giri di basso, cambi di tempo e un Dickinson che vi accompagnera’ su tonalita’ altissime. 22, Acacia avenue prosegue, liricamente, il discorso iniziato con Charlotte the harlot: prostituzione, soldi, tristezza e fuga sono gli argomenti di una canzone che si attesta su valori medio alti senza pero’ eccellere.

Woe to you, oh earth and sea, for the Devil sends the beast with wrath, because he knows the time is short…
Let him who hath understanding reckon the number of the beast for it is a human number, its number is six hundred and sixty six.

Cosi’ si apre The number of the beast, la mia cnazone preferita dei Maiden di sempre; come resistere ad una song del genere?! Un classico intramontabile, e dal vivo e’ fantastico sentire migliaia di persone urlarne a squarciagola il ritornello: 666 the number of the beast, 666 the one for you and me. Se pensate di aver sentito, fin qui, l’estensione massima di Bruce, vi sbagliate, perche’ in Run to the hills, sale ancora e lo fa mostruosamente bene, generando un senso di impotenza in chiunque lo voglia emulare. Gangland non eccelle in originalita’, ma gli urletti del singer ed un ritornello parecchio ruffiano, ne risollevano le sorti; l’atmosfera si calma, almeno inizialmente, con la struggente Hallowed be thy name, altro cavallo di battaglia del gruppo, in cui chitarre e basso, creano quello che molti gruppi non riescono a fare in una intera carriera: originalita’ e melodia.

Acquisto obbligato per tutti.

UP THE IRON!

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