Anno: 2005
Genere: Prog Metal
Etichetta: Frontiers
Durata: n.d.
Autore: TL1000R
Voto: 6.5
Un nuovo nome per la scena prog metal internazionale, forgiato in Norvegia, che ha guadagnato la fiducia della italianissima Frontiers per la diffusione su scala europea.
Circus Maximus rappresenta più di un progetto, 5 ragazzi dalla giovane età caratterizzati da una preparazione tecnica davvero invidiabile che si spingono in un sentiero molto pericoloso. Il loro obiettivo è quello di scrivere delle ottime pagine di prog metal glissando ciò che è stato scritto negli anni addietro da gruppi leggendari, Dream Theater e Symphony X in testa.
Purtroppo la missione non viene raggiunta completamente, anzi sembra proprio che i 5 musicisti non riescano proprio a distaccarsi da un loro background eccessivamente legato proprio a queste band e che siano in attesa di una maturazione in arrivo. Di certo la qualità della produzione e delle idee in costante cambiamento, l’una dopo l’altra, è apprezzabile e rappresenta la chiave del successo ottenuto fino ad oggi dai Circus Maximus, ma a ben vedere il disco rischia di perdere con il tempo il suo fascino di “novità”, perdendosi nel baratro dei dischi “già sentiti” che non saranno più piacevolmente riascoltati.
La proposta dei norvegesi è instabilmente incentrata su un sound e su dei tempi molto “teatro dei sogni” con delle escursioni tra chitarra e tastiera interessanti solo per veri appassionati progsters. Già l’opener “Sin” con i suoi tempi orientaleggianti ricorda molto “Metropolis Pt.2” e il fatto che il gruppo sia nato proprio nel 2001, fa sì che tutto il concept-sound targato Circus Maximus sia proprio creato ad immagine e somiglianza del suddetto album. Nulla da dire sulle doti tecniche dei singoli (a parte del drummer, che, in quanto a carattere, è l’unico a non reggere il paragone con il signor Mike Portnoy) davvero sopra la media, soprattutto considerando la loro età, ma probabilmente il panorama prog attuale si dovrebbe muovere verso soglie differenti, molto più sofisticate e complesse.
Che aggiungere? Potremmo dilungarci sulle parti soliste di Espen che richiamano l’amore per la musica classica per anni espressa dal cuore di Kevin Moore, o per un Mats (colonna portante del gruppo) che potrebbe chiamarsi Petrucci di cognome senza creare alcun tipo di imbarazzo (la tecnica e gli effetti adottati sono quasi identici) ma risulterebbe come sminuire un combo di futuri talenti che probabilmente in questo momento hanno bisogno di altro. Forse è meglio indicare “The Prophecy” e la title track come due opere davvero molto interessanti, il cui ascolto e' quasi obbligato.
Il loro futuro è nelle loro mani: se riusciranno a crearsi un carattere proprio avranno un cammino ben più roseo dei vari gruppi intoccabili della scena: se invece si fossilizzeranno su idee non targate “Circus Maximus” allora cadranno nell’oblìo e finiranno per essere uno dei tanti gruppi che ha provato nell’arduo compito di aggiungere qualcosa ad un argomento straripante di idee senza riuscirci.
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