Hypocrisy - The arrival
Anno: 2004
Genere: Death
Etichetta: Nuclear Blast
Durata: -
Autore: Benzoworld
Voto: 7
Ennesimo album anche per la band dell' ormai mitologico Peter Tagtgren, metà uomo metà studio di registrazione. Scherzi a parte, a distanza di un paio di anni dal precedente "Catch 22", molto discusso ma per il sottoscritto vero capolavoro, arriva questo nuovo "The Arrival".
Tornano gli alieni, e come era facile aspettarsi, torna anche il suono della triade di "Abducted", "The final chapter" e "Hypocrisy". Oddio, nonostante tutti vedano questo nuovo album come un deciso passo indietro, all' ascoltatore attento non sfuggirà come la lezione di "catch 22" non possa essere stata del tutto ignorata. Certo, le vocals pulite sono praticamente sparite e lo stesso riffing è più canonicamente death, evitando quelle punte quasi punkeggianti avute in passato, però la ricerca melodica rivela come la lezione del precedente album e dei Pain sia ancora latente.
L'album è solido, certo, ma stavolta lascia poche sorprese: è classico Hypo-sound che non deluderà i die-hard fans. Se l' iniziale "Born dead - Buried alive" è tutto sommato scontata, "Stillborn" e "Slave to the parasite" alzano il tiro, regalandoci massicci riffs e chorus d' impatto. Manca varietà, questo è certo, a volte si ha l' impressione di un esercizio di stile, però è anche vero che la mediocrità è ancora lontana. "Dead sky dawning" è forse la più commerciale e melodica del lotto, ricordando al sottoscritto come questo "The arrival" si piazzi bene nel percorso discografico degli Hypocrisy, ma interrompa forse il processo di evoluzione iniziato con "Catch 22".
Un po' di rimpianto c'è.

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