Anno: 2005
Genere: Heavy Power
Etichetta: AFM
Durata: 47:00
Autore: TL1000R
Voto: 6.5
Nuova uscita per gli Shaman, che cambiano il loro monicker in Shaaman con la doppia A probabilmente per motivi fiscali, sempre capitanati dal grande Andre Matos, famoso come spiccato membro degli Angra. Il progetto/band vede nella formazione Luis Mariutti e Ricardo Confessori, anche loro vecchie conoscenze degli Angra, per un gruppo che ha detto molto in campo speed power metal.
Un’uscita questa che ha incuriosito in molti, me compreso anche perché parecchio fervore era stato preanunciato dalle riviste specializzate nonché da pubblicità overall.
Ma noi di KINETIC come sempre siamo legati al contenuto delle proposte ed alle idee presentate quindi passiamo al dunque.
“Reason” si presenta in modo molto melodico, soprattutto se confrontato con il suo predecessore “Ritual” e con le proposte storiche del gruppo di origine, con un’attenzione precisa rivolta agli arrangiamenti, piano/keyboards in primis suonati sempre dall’onnipresente Matos.
L’opener è potentissima, degna di un grande album in pieno stile heavy (non so perché ma mi ricorda molto le più fortunate uscite dei Savatage), subito mette in chiaro il messaggio che vogliono comunicare gli Shaaman. Si vuole infatti far breccia con quest’album, lungi dallo sfornare un disco medio capace di passare inosservato, anche perché il nome Shaaman sta appena circolando e un passo del genere non avrebbe senso. Subito si passa al secondo pezzo, in primo acchitto una ballad che poi si trasforma e segue il passo di “Turn Away” riprendendo questi spunti duri, in ogni istante rilanciati da una voce passionale e mai fuori luogo. Anche qui un giusto risalto alle tastiere e se vogliamo un allontanamento dalle radici storiche verso un heavy metal piacevole, ma privo di un carattere forte capace di donare quella immortalità tipica di altre uscite (ma siamo consci che ciò accade per rarissimi casi all’anno, nella migliore delle ipotesi).
Il terzo pezzo “More” è una cover dei Sisters Of Mercy, ben suonato ed attualizzato al sound Shaaman. Niente di più rispetto a quanto dimostrato con i primi due pezzi, in linea con l’album.
Quanto sapore di ballad, quanta armonia divulgata dai quattro (in realtà all’album partecipano una serie molto lunga di musicisti) e l’ombra dei Savatage si materializza davanti a noi. La classica canzone lenta, che esprime potenza e malinconia allo stesso tempo, è “Innocence”: ci ha colpito. Bella, con un assolo molto ruffiano che mira dritto alle orecchie ed al cuore dell’ascoltatore grazie ad un attacco molto semplicistico ma che conquista. Si scorre così e si giunge al pezzo che riprende gli animi adeguatamente tranquillizzati e carica grazie ad un power molto in stile fine anni ’90. Sound sicuramente impattante, di quello che trasuda adrenalina pura e che spinge all’headbanging spietato, senza però attenderci sorprese né cambi di tempi imprevisti.
Secondo la stessa ottica scorrono “In The Night” e “Rought Stone”, quest’ultima più lenta, intimamente romantica e consolante verso un dolore che non riesce ad emergere fino a quando l’assolo non riesce a dir la sua.
Una piccola visione angelica la sia ha con “Iron Soul”, track tiratissima, trascinante prima, strisciante poi catapulta i quattro irriverenti musicisti nel nuovo millennio e consacra il cambiamento in atto nei gusti degli stessi, a volta abbastanza banale altre emozionalmente apprezzabile. Anche se “Iron Soul” riprende qualcosa dei pezzi che lo hanno preceduto nell’album, spicca e ciò non può farci che piacere. Sulla stessa linea scorre “Trail Of Tears”, brano veloce e breve che si traduce in un mezzo per presentare “Born To Be”, rivelazione dell’album. Confessori finalmente fa sentire la confidenza che ha dietro le pelli, le chitarre vanno alla grande, fuse e combinate in modo impeccabile, Matos è caldo come non mai, emoziona stupendamente. I riff che fanno da contorno al brano risultano egregiamente curati ed i balzi tra tempi sparati a mille e parti di piano coinvolgenti, sconquassano chi si trovi di fronte a tale spettacolo di suoni. Senza “allungare troppo il brodo”, come avrebbe fatto qualcuno, ed in linea con l’idea profusa dai 10 pezzi, gli Shaaman riacquistano valore.
Così si chiude un album molto compatto, che esprime i suoi intenti in modo chiaro dal primo minuto fino all’ultimo, che piacciano o no. A nostro parere risulta un’uscita senza dubbio interessante, ma limitata agli appassionati del classic heavy metal nonché di un power duro, secco e diretto. Da astenersi progger e tutti coloro che si aspettano evoluzioni continue e direzioni stilistiche mutevoli.
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