Novembre - Novembrine waltz
Anno: 2003
Genere: Death
Etichetta: Century Media
Durata: 59:52
Autore: Ares
Voto: 9
Ascoltando questo disco la prima volta, mi sono subito chiesto: ma quanto sono cresciuti i Novembre? Da un black metal (Wish I could dream it again..) iniziale privo di fronzoli, sono passati disco dopo disco ad un death metal melodico e raffinato, che non scade mai nella banalita’ o nel gia’ sentito, davvero bravi. I fratelli Orlando sfornano un album grandioso, intriso di una tristezza e di una malinconia molto mediterranei (Everasia), in grado di rapire chiunque, anche chi non e’ solito ascoltare questo tipo di sonorita’; Carmelo infatti, alterna magistralmente, vocals growl ad altre totalmente pulite, cosi’ come le chitarre (distorte e acustiche) e la batteria, che svariano dal death al gothic, estasiando e convincendo l’ascoltatore. Questo Novembrine waltz e’ un album maturo, che segna l’apice (per ora) dei tre romani, che non a caso sono sotto l’etichetta Century Media, a dimostrare che anche noi italiani siamo in grado di suonare ad altissimi livelli (qui non so perche’ mi viene in mente “Italians do it better” – programma di Rock TV - ). I Novembre piu’ che spingere sull’acceleratore come forsennati, preferiscono atmosfere piu’ tranquille e cadenzate, dove poter fare emergere le loro malinconiche melodie, che ci cullano per tutto l’ascolto, senza risultare pero’ soporifere, come molto spesso in questi casi accade (Child of the twilight); si gioca molto sullo schema quiete/tempesta, alternato molto sapientemente. Per quanto riguarda le liriche, sono molto oscure, criptiche e, ribadisco, originali; ci sono anche alcuni brevi spezzoni cantati in italiano. Nella parte centrale del disco, quasi a voler spezzare la tensione creata nella prima parte, troviamo una cover di Kate Bush (Cloudbusting), in cui Carmelo lascia il microfono ad Ann-Mari Edvardsen, cantante dalla voce possente, ma non eccessivamente lirica; questa cover e’ parecchio strana, costruita su un riff portante che si ripete per quasi tutta la sua durata, e che comunque non sfigura per niente difronte al resto del disco. Le canzoni non scendono mai al di sotto dei 6 minuti , eccezion fatta solo per la cover, ma vi posso assicurare che non ci si accorge assolutamente della loro durata, perche’ si verra’ totalmente ingabbiati in questa tela di sonorita’ decadenti.
Da ascoltare assolutamente:
Distances, Everasia, Flower e Venezia dismal.

Ascoltate questo album e sara’ “come impazzire in un mare dorato”...

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