Anno: 2005
Genere: Nu metal
Etichetta: Sony
Durata: 53:29
Autore: TL1000R
Voto: 7
Come back dei Mudvayne in chiusura di anno dopo aver presentato un assaggio del loro album al Gods Of Metal e dopo essere stati sbeffeggiati da un pubblico che non ha apprezzato la loro evoluzione musicale. In realtà i Mudvayne rappresentano uno dei gruppi più discussi nel panorama metal odierno: c’è chi li paragona ad un fenomeno da baraccone, chi invece li ritiene una colonna portante dell’intera scena nu metal. In realtà bisogna riconoscere che hanno saputo spaziare all’interno del genere (c’è chi ha visto nelle radici del gruppo una sorta di math-core progressive) forti di una poderosa eredità fornita loro da Shawn Crahan, percussionista degli Slipknot che ha fatto loro da produttore esecutivo del pesantissimo esordio su major “LD50” e da trampolino di lancio (i Mudvayne hanno supportato in concerto numerose volte gli Slipknot). La somiglianza è brutale e lo si nota anche in questa uscita del 2005, “Lost And Found”, con la scelta di accompagnare uno screaming cruento ad una linea vocale a tratti suadente;
Gray prende le sembianze di un Philip Anselmo di “Cowboys From Hell” come in “Pushing through”, mentre in “Imn” sembra proprio lampante l’imitazione di Corey Taylor (singer degli associati Slipknot) per impatto scenico e forza distruttiva.
Abbandonate le maschere ed il make-up pittoresco degli inizi, con questa uscita i nostri tentano anche di scrivere una pseudo-ballad, “Fall into sleep”, che pesca nel cuore del nu metal cercando di selezionare solo i migliori spunti e riuscendo nell’obiettivo pur senza comporre nulla di epocale. Peccato solo che il bassista Ryan Martinie abbia abbandonato i riff slap scuotiossa a cui ci aveva abituato anche nel modesto “The End Of All Things To Come”; Ryan invece, pilastro emblematico dei live show dei quattro, costruisce un suono corposo, “violentando” letteralmente la sua Ibanez.
Da apprezzare l’intento di toccare influenze differenti rispetto alle radici della band, almeno in confronto alle uscite precedenti in cui si cercava a tutti i costi un impatto distruttivo, emulando i padri del genere. Qui si leggono sfumature diverse ed interessanti nonostante non si possa gridare al capolavoro per un “prodotto” che va ad inserirsi in una schiera fittissima di idee già dette, elaborate, miscelate, confusamente piazzate sul mercato e spesso prive di identità propria. Ciò rende sicuramente complicato realizzare un album nu metal che possa attualmente attirare l’attenzione di un pubblico che apprezza la novità, ma bisogna caldamente approfittare di questo “Lost And Found” per rifarsi la bocca dalle ultime uscite a tema.
Da evitare la lunghissima e petulante “Choices”, cosi' come “Happy?” che ripete un po’ troppo i canoni ben conosciuti del gruppo; da gustare la stravagante e lenta “Forget to remember” e la drammatica “All that you are”, mentre “Tv Radio”, “Just” e “Pulling the string” restano nella media l’album.
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