Axis of perdition - Deleted scenes from the transition hospital
Anno: 2005
Genere: Ambient Horror
Etichetta: Code 666
Durata: 55:42
Autore: TL1000R
Voto: 4
Presentiamo il nuovo album degli Axis Of Perdition con un certo stupore per la proposta secondo alcuni versi avveniristica, secondo altri con idee eccessivamente “annacquate”. Non si può trovare infatti una via di mezzo nel giudizio complessivo di quest’album: può appassionare fino a reputare i Meshuggah vecchi di venti anni, o può lasciare un senso tranquillo di indifferenza come un evento che corre dinanzi ai nostri occhi senza produrre il minimo risveglio di stimoli.
In questo modo si apre l’album, con una “Deleted Scenes I - In The Hallway Of Crawling Filth” di 10 minuti e più che non chiarisce bene l’intento della band. Colpire il palato dell’ascoltatore oppure mimetizzarsi tra le milioni di proposte di gruppi che tritano e ritritano ciò che fanno gli altri?
Differenziarsi sperimentando oppure vaneggiare l’arte credendosi degni artefici, ma risultando copie d’autore? Questi sono i dubbi che ci assalgono durante l’ascolto della prima parte dell’album, compresa la seconda song “The Elevator Beneath The Valve” che risulta essere un insieme di cupi rumori stranamenti abbinati. Ma man mano che “Deleted Scenes From The Transition Hospital” prende forma, le idee si chiariscono e il nostro impatto con l’album si fa evidente.
“Pendulum Prey”, terza track, assume una veste forte, il gruppo esce fuori dall’oltretomba per dissacrare il dolore e profanare distruzione. Vocalist gretto ma soprattutto corale, contornato da echi che fanno costantemente da cornice al growling incessante; enfasi sulla vena horror del gruppo, onnipresente e fonte di massima ispirazione. È sul termine che il gruppo ci stupisce sfoggiando un pianoforte jazzato che distacca le attenzioni oneway e rilassa gli animi nonché le aspettative sulla band. Il rumore di una puntina su di un vinile si sente in sottofondo, proprio per farci vivere situazioni discordanti rispetto all’inizio del brano, ma basta un minuto o quasi per ascoltare un tintinnio sagace riempito da distorsioni e sintetizzatore a manetta: ciò ci riporta alla realtà, almeno quella degli Axis Of Perdition. L’atmosfera riprende proprio da dove “The Elevator Beneth The Valve” ci aveva lasciati e chiama in causa “Isolation Cubicle 312”, ancora più claustrofobicamente sublime. In quanto a contenuti, beh se ne ascoltano veramente pochi, ma per divagazioni, arrangiamenti e sfaccettature se ne trovano per tutti i gusti. Questa la chiave di lettura dell’album. Le voci si alternano, senza inviare messaggi diretti né chiari, ma dando un colore grigio ad un sound complitely dark che di tanto in tanto esplode in un sacrificio umano ed un impeto maledettamente massacrante. Sono queste implosioni di sofferenza talmente chiuse da non lasciare in circolo né fiato né sangue, e sono volutamente cercati solo in alcuni tratti per conferire il senso di imprevisto che una band con una tale proposta non può negarsi.
Gli effetti aumentano, talvolta si vive la sensazione dell’assenza di forza di gravità, in altri momenti si vive il turbinio della foresta, emozioni che possono essere viste e sentite solo se si legge nel profondo il significato di questo disco. Ansia proclamata da un doom isterico ma raggirato su sé stesso, soffocamento delirante ed elettronica, questi gli ingredienti di ciò che stiamo vivendo anche se risulta difficile vivere un qualcosa che sa di già morto.
Molto più stazionario ciò che si trova in “One Day You Will Understand Why”, poetica e di apertura all’ultimo pezzo, “Deleted Scenes II – In The Gauze Womb Of The God Becoming” che con la durata di quasi 13 minuti prosegue nell’intento di strumentalizzare l’ambient per evocare tristezza.
In sintesi, un album valorizzato sicuramente da coloro i quali amano il mondo degli inferi, odiano lo speed e provano costantemente un dolore interno, oscuro e nefasto; sconsigliato a chi sta vivendo un periodo difficile, potrebbe non uscirne più.

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