Opeth - Damnation
Anno: 2003
Genere: Death
Etichetta: Music for Nations
Durata: 43:19
Autore: Ares
Voto: 7.5
Abbandonate ogni pensiero, problema, distrazione...
Spegnete le luci...
Fate si che solo un piccolo raggio di tenebra penetri nella vostra stanza...
Silenzio...
Inserite il cd nel vostro lettore...
Mettetevi le cuffie...
L’arte non va dispersa...
L’arte non e’ per tutti...
Schiacciate Play...
Chiudete gli occhi...
OBLIO...

A pochi mesi di distanza da Deliverance, gli Opeth bussano nuovamente alla mia porta e alle mie tasche, per deliziarmi con un nuovo capitolo: Damnation. Gia’ il nome e’ tutto un programma, ma rispecchia alla perfezione cio’ che contiene, quindi siete avvisati, non ne uscirete tanto facilmente! Come annunciato da mesi, gli Opeth avrebbero dovuto realizzare nell’inverno 2002 un doppio cd, contenente appunto Deliverance e Damnation, poi pero’, (vuoi il problema di esaurire troppo in fretta il loro contratto con la Music For Nations, vuoi il dio denaro, vuoi un’opera monumentale difficilmente digeribile tutta in una volta) hanno optato per fare uscire i cd separatamente. Mentre Deliverance era aggressivo, death oriented, senza pause (ovviamente in pieno Opeth style), Damnation invece rappresenta l’altra faccia della medaglia: calmo, atmosferico, sognante. Sono sparite le chitarre distorte, lasciando il posto a quelle acustiche e clean, la voce e’ totalmente pulita, il basso risalta particolarmente, disegnando inserti intriganti tra le chitarre, mentre la batteria ricopre quasi un ruolo secondario con dei tempi per lo piu’ scolastici; troviamo inoltre, sparse qua e la’ parti di tastiera, che a mio parere potevano essere benissimo sostituite dalle chitarre, ma i gusti sono gusti. Splendidi gli slow solos, che contribuiscono a creare un’atmosfera molto decadente, senza risultare mai troppo invadenti e ripetitivi. In conclusione, Damnation per me’ e’ un album molto difficile da digerire, perche’ se in Deliverance si avvertiva il bisogno di parti piu’ tranquille e riflessive, qui, al contrario, si sente il bisogno di qualcosa di forte, in grado di spezzare l’inquietudine e, in alcuni casi, la monotonia che si crea durante l’ascolto. Non fatevi quindi ingannare dalle prime songs di Damnation, in particolare dalla prima, Windowpane – un autentico capolavoro - , perche’ nelle successive, l’album accusa una parabola discendente preoccupante, che culmina con Weakness, canzone angosciante e stanca.

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