Anno: 2005
Genere: Doom stoner
Etichetta: Spinefarm Records
Durata: 73:25
Autore: TL1000R
Voto: 7.5
Approdo alle terre della nostra epoca dei cattivissimi Reverend Bizzarre, gruppo famoso per aver ridato (insieme al ritorno dei Candlemass) un grossa rispolverata ad un genere rimasto tropo a lungo silente, il doom metal. La band non ha un passato ventennale alle spalle: nata nel 1995, dopo due demo, due full-lenght ed una ristampa con degli inediti, si sente in dovere di aggiungere qualcosa alla propria discografia con la presunzione di proferir parola in un terreno debitore a gruppi storici che hanno forgiato migliaia di fedeli milizie lungo gli anni. In effetti se questo è il punto di partenza per l’ascolto dell’album potremo dichiararlo sconfitto su tutti i fronti e soprattutto su quell’ “originalità” tanto desiderata dall’appassionato doomster che ormai vive per lo piu’ di ricordi e di suoni antichi. In realtà i Reverend Bizzarre vanno osservati sotto il giusto punto di vista: una band molto autoironica che non si vanta di scrivere ottime pagine di doom né di comporre brani complessi “da invecchiamento”, ma anzi sa di dosare i propri minuscoli passi all’interno di orme solcate dai grandi colossi, cercando di essere più vicino all’old-sound che alla sperimentazione. E così affiorano le mille influenze passive, come i primi Black Sabbath, quasi onnipresenti, ed i maestri Cathedral e a ben vedere si scova anche qualcosa dei Judas Priest più lenti.
Quindi se siete ossessionati dal desiderare nuove idee ed odiate le salse trite e ritrite, fermatevi qui nella lettura della recensione, mentre se siete appassionati di ottima musica al di là delle proprie origini/influenze, saprete sicuramente apprezzare i Reverend Bizzarre e quanto di buono ci offrono.
L’album è composto da 8 tracce per una durata di 73 minuti e già solo questo dato chiarisce le intenzioni dei tre cupi personaggi al timone della flotta R.B.
“Doom Of The World” è un’ottima song da battaglia, inneggia l’amore verso questo genere ed incita l’ascoltatore ad un headbanging forsennato senza però alcun accenno di velocità. Il basso entra fino al proprio intestino per inacidirlo ed annullare le sue funzioni vitali; Albert utilizza una voce pulitissima, senza alcuna storpiatura né effetto, inserendo di rado un falsetto molto gradevole ed erede del rock più elettronico; i riff sono ovattati e cupi, creati per il solo scopo di far scoprire al palato il gusto degli inferi. Così questa song, che rappresenta un manifesto più che una vera e propria track, ci apre le strade, dopo tante risate della band in sottofondo, a “The Devil Rides Out” il cui inizio è caratterizzato da una sfuriata di rullante identica a “Be Quick Or Be Death” degli Iron Maiden, per poi incedere con un ritmo sabbathiano incalzante e molto piacevole. Potete pensare qualsiasi cosa, che manchi di freschezza o di originalità ad esempio, ma provate ad ascoltare questo brano senza muovervi dalla vostra poltrona….impossibile! Basta qualche nota che il Bizzarro Reverendo vi trascina al ballo più profondo ed al dolore più intriso. Insomma un’originalità nulla ma una personalità fortissima. Giunge l’assolo tinto di hard rock a manetta ed Earl Of Void sfuria sulle pelli con una lentezza disarmante ed una precisione chirurgica.
“Cromwell”, brano in tipico sound Cathedral, continua lo show tra gli inferi ed il suono dark senza compromessi; Albert sembra quasi parlare (in alcuni tratti sembra una via di mezzo tra la voce dei Rammstein e quella dei Depeche Mode, senza dubbio azzeccata per il genere) ma la sicurezza che sprigionano questi tre artisti e la padronanza degli strumenti, credetemi, possono far invidia a gruppi con radici ben più longeve.
“Slave Of Satan”, che già dal titolo dice tutto, vuole ipnotizzare, stordire con una lentezza disarmante e conquistare l’ascoltatore senza la minima pietà per il dolore arrecatogli. Da apprezzare quanto l’atmosfera infernale viene creata lontano dai soliti clichè e quanto sia claustrofobica l’aria che ci si trova a respirare a solo metà album. Resistente come un mattone, distruttivo come un macigno, potente come un carro armato in pieno attacco bellico, resterà nelle vostre menti intrappolato dopo 13 minuti di lotta tra la vita e la morte. Ma la lotta continua anche per “Council Of Ten” e “By This Axe I Rule!” cedevoli e struggenti nella prima parte, intriganti e vispi nella seconda. Una doppietta davvero intensa.
A chiudere il disco ci pensano “Eternal Forest” a tratti gotica e lugubre, e “Fucking Wizard”, song crepuscolare e tenebrosa.
Caldamente consigliato agli amanti del genere che non siano fossilizzati sulle produzioni immortali delle band prima citate.
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