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Recensione: Solefald - Red For Fire: An Icelandic Odyssey Part One
>> COVER
>> LINE UP
Lazare

Cornelius

>> TRACKS
1.Sun I Call
2.Survival Of The Outlaw
3.Where Birds Have Never Been
4.Bragi
5.White Frost Queen
6.There Is Need
7.Prayer Of A Son ( Poem )
8.Crater Of The Valkyries
9.Sea I Called
10.Lakenna
>> INFO
GRUPPO: Solefald

TITOLO: Red For Fire: An Icelandic Odyssey Part One

ETICHETTA: Season Of Mist

ANNO: 2005

GENERE: Viking Metal

DURATA: 54:24

WEB SITE: www.solfald.org

>> RECENSIONE
“Red For Fire” è stato accolto con la definizione –suggerita dagli stessi autori- di album true viking. Bene. E allora fermiamoci ancora prima di cominciare: accordiamoci subito sul fatto che Cornelius e Lazare sono due musicisti del tutto a sé stanti; anomalo è il loro modo di interpretare i generi; geniale è la via che percorrono per stravolgerli. E nell’ottica di questo loro essere completamente al di là di ogni banalità va letta anche la catalogazione di questo lavoro: di true viking c’è solo l’impalcatura, perché tutto ciò che su di essa si erige -e svetta su cieli di ghiaccio- è l’edificio sconclusionato che solo i Solefald potevano edificare.
Dopo quel magico testo dissacratore che era “In Harmonia Universali”, il duo norvegese torna con il primo capitolo di una saga sulla mitologia islandese, che si concluderà con la seconda parte nella prossima primavera (seguito molto atteso anche per la collaborazione con Garm, dal simbolico e cromatico titolo “Black For Death”).
Lazare e Cornelius compongono un’opera dall’inconfondibile sapore che hanno tutti i loro lavori, probabilmente congiungendosi idealmente con “The Linear Scaffold” più che con “Neonism”: mescolano il viking al folk, il death al black e l’avantgarde al prog. Mescolano archi, voce femminile (Frost) e sax. Mescolano il loro growl/scream sempre al limite con un’invocazione strozzata a parti pulite altrettanto paradigmatiche. Mescolano ma non commettono mai l’errore di amalgamare: ogni singolo frammento rimane a sé stante, tagliente e potente nella propria individualità profanatoria.
L’iniziale “Sun I Call” è forse uno dei brani più compositi e brillanti che io abbia mai ascoltato: è un intelligente intricarsi di linee melodiche in un crescendo emotivo -ripreso poi dalla conclusiva “Sea I Called”- che suona come una preghiera millenaria, fosca di storie umane e di miti divini. E sullo stesso piano ripongo con estrema cura “White Frost Queen” e la strumentale “Bragi”: tutti gli altri passi di questa gelida saga li metto invece in una casella più in basso.
Le parti più tirate, quelle più black e quelle più viking di questo album purtroppo ai miei occhi hanno l’effetto di rendere un potenziale capolavoro un semplice capitolo di libro. Un’opera monumentale diventa un ostico riassunto della sua intricata trama, quando è proprio questo genere di storia ad essere impossibile da sintetizzare.
I Solefald non mi deludono, perché sanno ancora una volta progettare un sistema di coordinate al di là dell’immediatezza di ogni istinto: ma proprio perdendo per strada l’istante per inseguire un improbabile per sempre mi lasciano stranamente insoddisfatta.
“Red For Fire” è un’opera ben strutturata, ostica e malevola. Racconta con passione storie di ghiaccio e ne traspone l’aura millenaria in note intricate. Ma non lascia abbastanza respiro. Non avvolge: trasporta. Conduce da qualche parte ma non dove vanno i capolavori. Indica una strada, ma per mano ti tiene ben poco: con una certa cattiveria abbandona la stretta delle dita e ti lascia solo, ad inseguire qualcosa che non sai ancora se amare o temere.
E pensare che l’intero viaggio per mano sarebbe stato perfetto.
>> GIUDIZIO
VOTO: 7/8

ARTWORK: 7.5

TECNICA: 8

ORIGINALITA': 7

LONGEVITA': 7

PRODUZIONE: 8

PERSONALITA': 7
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