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Recensione: Antimatter - Planetary Confinement
>> COVER
>> LINE UP
Duncan Patterson: guitars, bass, vocals

Michael Moss: guitars, vocals, drums

Michelle Richfield: vocals

Hayley Windsor: vocals

Les Smith: sampling

>> TRACKS
1.Planetary Confinement
2.The Weight Of The World
3.Line Of Fire
4.Epitaph
5.Mr. White (Trouble Cover)
6.A Portrait Of The Young Man As An Artist
7.Relapse
8.Legions
9.Eternity Part 24
>> INFO
GRUPPO: Antimatter

TITOLO: Planetary Confinement

ETICHETTA: Prophecy Productions

ANNO: 2005

GENERE: Gothic folk

DURATA: 47:17

WEB SITE: www.antimatter.tk

>> RECENSIONE
Ci sono note che si attendono come treni che arrivano. Note intrise di aspettative e cariche di desideri, che si portano dietro bagagli, valigie di sogni, carrelli di stelle. Ci sono note che travalicano i cinque sensi e si fanno pura luce.
Gli Antimatter per me sono tutto questo. Sono un paio d’ali da agganciare dietro la schiena. Ed è quello che ho fatto ascoltando il loro ultimo nuovissimo disco: ho agganciato il mio paio d’ali e ho scavato un canale di brividi lungo la spina dorsale. I fremiti sono arrivati, e i sussulti li hanno seguiti, le lacrime presi per mano, i ricordi accompagnati in una danza notturna.
“Planetary Confinement” è un album così: una saccoccia ripiena di occhi da baciare, e di onde da ascoltare.
La nuova creatura di Duncan Patterson e Mick Moss, dopo i precedenti “Saviour” e “Lights Out”, prende vita lungo l’ultimo tour della band, e si colora via via di sfaccettature delicate, bagni di acqua salata, battiti d’angelo. Suonato interamente con strumenti acustici, violini e percussioni, crea attorno a sé un alone incantato, un’atmosfera rarefatta ma carica di intensa salsedine emotiva.
La meravigliosa voce maschile taglia l’aria, la spezza in mille cristalli, e la rivolta negando l’ossigeno. La voce maschile è calda come un panno sulle spalle, perfetta, in continua tensione ed evoluzione. E’ protagonista di un romanzo tessuto sottopelle, è porcellana che si crepa, sentimento senza maschere. La voce maschile è una perla nera, una rosa che sboccia. Mai stata così pura, così adulta, così estremamente completa e complessa. Un’intera vita tra le corde vocali, un’anima straziata: che riflette, ragiona, immagina, decide, denuncia.
Ad accompagnarla ed inframmezzarla c’è una suadente seta femminile –Michelle Richfield-, un concentrato di gocce di rugiada, un’incantevole fata baciata dalla luna e lambita dalle fiamme. Lontana -come una stella dagli umani- dalle mille voci di donna che popolano la scena gothic terrena. Impalpabile e preziosa, maliziosa e sempre un passo avanti: inafferrabile, sfuggente.
La sua eterea composizione crea un contrasto immediato con la voce maschile: una cielo, l’altra terra. Una brezza tra le foglie, l’altra fuoco nel cuore. Tale artistico conflitto è la poesia di tutto il disco, e lo permea di magia, di imperfette sfumature.
Come un tetto di rami immortali, è poi palpabile e innegabile il legame con gli Anathema, l’altra faccia di questa medaglia divina (e infatti se Duncan lascerà la band per dedicarsi al suo progetto solista, sarà Danny Cavanagh a reggere la fiaccola insieme a Mick…). E da leggere in questa chiave sono il rarefatto scorcio di pianoforte iniziale, che dà il titolo all’album, e la strumentale “Eternity Part 24”, che lo conclude e suggella, in una struttura ciclica (pura musica – uomo – donna – uomo – donna – pura musica) che apre e chiude uno scrigno. Che apre e chiude un mondo di percezione.
C’è però un difetto in questo universo ultraterreno. C’è una falla, ed è la sua compiutezza, la sua brevità disarmante. Si alza il sipario e si inizia a viaggiare, ma troppo presto si arriva al termine della corsa, con ancora troppo fiato nei polmoni, troppi sogni da inseguire, troppi tasselli da far crollare.
”Planetary Confinement” è la meravigliosa conferma di una creatura intensa, ma ne è solo uno sguardo, un colpo d’occhio. E’ una pennellata tremendamente efficace, ma troppo immediata. Manca il quadro intorno, manca una tela in cui approfondire i passi e sprofondare le dita. E’ un assaggio, uno spiraglio.
Di note come queste invece non ce n’è mai abbastanza.
Di note come queste ci si innamora come di un fiotto di sole: in pieno viso, in piena anima.
>> GIUDIZIO
VOTO: 8.5

ARTWORK: 8

TECNICA: 8

ORIGINALITA': 8

LONGEVITA': 8.5

PRODUZIONE: 8.5

PERSONALITA': 9
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