>> COVER
>> LINE UP
Jonas Rydberg: guitar
Jesper Liveröd: bass, vocals
Linus Jägerskog: lead vocals
Robert Reinholdz: guitar, vocals
Patrik Hultin: drums
>> TRACKS
1.Where The Wave Broke
2.Sever
3.The Immateria
4.Slave Emotion
5.Flight's End
6.Homebound
7.It Comes Into View
8.Stormwielder
9.Mercy Liberation
>> INFO
GRUPPO: Burst
TITOLO: Origo
ETICHETTA: Relapse Records
ANNO: 2005
GENERE: Post - Hardcore
DURATA: 46:48
WEB SITE: www.burst.nu
>> RECENSIONE
“Origo” mi è stato consigliato. L’ho ascoltato. Amato. E comprato. L’ultimo passo è scriverci sopra. Caderci addosso. Sbucciarsi le ginocchia sulla sua ghiaia. Masticarne la polvere, lasciarsi salire in bocca il suo sapore amaro. Non aver paura dei brutti pensieri. Delle folate di vento che porta con sé, del sangue che fa vomitare. Questo album per me è un cassetto da non aprire. Da non azzardarsi ad aprire. E se proprio voglio buttare un’occhiata al suo contenuto, lo devo fare con i guanti. Per non lasciare le impronte sulla mia stessa pelle, per non ferirmi le mani scavando dentro le sue lame di note. Lo devo fare senza guardare. Senza pensare. Senza, assolutamente, pensare.
Gli svedesi Burst nascono come side-project del batterista dei Nasum, Anders Jakobson, e noi li conosciamo per essere stati di spalla agli Opeth nel loro recente concerto a Firenze. Questo è il loro primo lavoro serio -ma, lo dico forte, veramente serio. Sono una scoperta da non guardare in faccia. Sono da ascoltare senza conoscerne né la provenienza né l’importanza relativa nella scena attuale né tanto meno il genere di appartenenza. Sono da ascoltare e basta. Tassativamente. Da spenderci del tempo, da mettersi lì con un po’ di vuoto nella testa, per farli invadere la strada. Per farli sorpassare e franare. Irrompere. Uscire di carreggiata. E bruciare.
La voce di Linus Jägerskog potrà non piacervi. Potrà infastidirvi. Ricordarvi i Neurosis per un po’ e poi scaraventare via i paragoni, macchiarli, graffiarli e infine gettarvisi addosso a peso morto. Potrà fare tutto questo, ma non senza –alla fine- conquistarvi. Questa voce è un po’ l’anima dei Burst, tanto è pregna di se stessa. E’ un po’ lo specchio rotto da un pugno. La superficie di un lago frantumata da uno scoppio. E’ post-hardcore e noise, ma soprattutto è straziante. E’ lo strappo in un lenzuolo, è lo squarcio nel cielo. A me non fa un bell’effetto. A me prende allo stomaco. A me fa andar fuori di testa. A me piace da morire.
“Sever”, “Slave Emotion”, “Stormwielder” e la splendida “The Immateria” su tutti, sono i brani che vi voglio citare. Sono un sacco pieno di aghi. Pungono, feriscono. Fanno un male fottuto. La voce cuce i suoi punti malfermi tra i lembi delle chitarre, ma tanto la sutura non tiene, perché il doppio pedale smonta le strutture e le fa precipitare. Mi appare tutto come un devastante aggrovigliarsi di lame e pensieri. Lame e ricordi. Lame e gocce di sudore.
I Burst sono incendio di rumori. Ma anche cenere nera e delicata.
Prima devastano, poi disinfettano.
>> GIUDIZIO
VOTO: 8.5
ARTWORK: 7.5
TECNICA: 8
ORIGINALITA': 8.5
LONGEVITA': 8
PRODUZIONE: 8
PERSONALITA': 8.5
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