>> COVER
>> LINE UP
P. Pasanen: Drums
M. Jämsen: Guitars
M. Kotamäki: Vocals
J. Raivio: Guitars
M. Honkonen: Bass
A. Munter: Keyboards
>> TRACKS
1.The Giant
2.Descending Winters
3.Psychopath's Lair
4.Forgive Her...
5.Fragile
6.Ghost Of Laura Palmer
7.Gloom, Beauty And Despair
8.The Ship
>> INFO
GRUPPO: Swallow The Sun
TITOLO: Ghosts Of Loss
ETICHETTA: Firebox Records
ANNO: 2005
GENERE: Gothic Death
DURATA: 65:03
WEB SITE: www.swallowthesun.net
>> RECENSIONE
E’ notte fonda e ho deciso di scrivere. Intingere le mani nelle parole per disegnare di musica mi mancava molto. Perché anche se provo quotidianamente a parlare di me, non c’è modo di farlo davvero se non attraverso le note. Le note che si fanno strada nel buio e ti vengono a cercare nel letto. Ti sussurrano parole in una lingua straniera e poi ti strangolano lentamente. Quelle che arrivano strisciando e frusciando come in un eterno sentiero in un eterno bosco in un’eterna luce di luna. In pratica le note facili. Dannatamente accattivanti, ancora, dopo tanti generi musicali scandagliati, tanti gruppi conosciuti, tanti volti incrociati ed incorniciati. Le note scure servite su un piatto d’argento. Quelle avvolte da un panno di raso. Quelle che sanno di polvere e di fiori in una stanza chiusa, ma anche di foglie morte in una buca umida. Quelle che potresti facilmente dimenticare la mattina, con il sole della vita che ti sveglia e ti richiama al lavoro, allo studio, a lavarti i denti. Ma che di notte, che di notte sanno di infinito. E spadroneggiano come fossero davvero per sempre. Come fossero le uniche a capirti, le uniche ad ascoltarti, le uniche a scenderti nella gola come whisky che ti brucia le labbra corrucciate.
Sono le note degli Swallow The Sun e del loro ultimo lavoro, nei negozi da ottobre. Ho deciso di recensire “Ghosts Of Loss” adesso, a quest’ora stramba di una notte di gennaio, semplicemente perché mi andava. Non perché sia un capolavoro da non perdere né perché io abbia qualcosa di preciso da comunicare al riguardo. In effetti molto da dire non ce n’è. Non tecnicamente parlando. La band finnica ci propone infatti ancora una volta un buon esempio di gothic-doom-death metal, in linea diretta con il precedente, altrettanto valido, “The Morning Never Came”: non vi si discosta di un solo passo, né verso la sperimentazione né tanto meno verso la passiva rassegnazione. Questo album è bello nella sua banalità nera ed argentea. Ed io non ho voglia di parlarne. Ho semplicemente voglia di ricordare la prima volta che ascoltai gli Swallow The Sun, in un sole d’agosto di due estati fa. E ho voglia di lasciare qui, su questa pagina, il mio amarcord personale, travestito da recensione. Ché tanto di recensioni ce ne sono che versano.
Stanotte va così, va su un manto di neve e su uno specchio d’acqua d’alta quota. Va con questo growl pestato e delicato intorno al collo come una sciarpa intrecciata dal cielo. Sì, perché quello degli Swallow The Sun è un growl che può sembrare pestato ma in realtà è delicato. La loro è una musica che appare cattiva ma in realtà non ha nient’altro dentro che voglia di farsi abbracciare. Come ho io stanotte.
Mi fa strano ascoltare sonorità come questa, perché è come fare un passo indietro, strascicarsi verso il muro, annusare il profumo del vento e farsi trasportare nel passato.
Il suono avvolgente di “Ghosts Of Loss” va così: pattina sul ghiaccio senza un solo errore e lascia lievi solchi di pensieri solitari, densi e lenti, carichi eppure impercettibili.
Ascoltatelo e ditemi se non è musica per la notte. Ascoltatelo e ditemi se non è sempre bello farsi avvolgere dall’argenteo incanto della musica della propria solitudine.
In una danza al buio, urtando gli spigoli senza far rumore.
Volteggiando senza stancarsi.
Bisbigliando alla luna senza svegliare le fate.
>> GIUDIZIO
VOTO: 7/8
ARTWORK: 7.5
TECNICA: 7
ORIGINALITA': 7
LONGEVITA': 7
PRODUZIONE: 8
PERSONALITA': 8
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