>> COVER
>> LINE UP
Mikael Åkerfeldt : vocals, guitars
Peter Lindgren : guitars
Martin Méndez : bass
Per Wiberg : keyboards
Martin López : drums
>> TRACKS
1.Ghost Of Perdition
2.The Baying Of The Hounds
3.Beneath The Mire
4.Atonement
5.Reverie/Harlequin Forest
6.Hours Of Wealth
7.The Grand Conjuration
8.Isolation Years
>> INFO
GRUPPO: Opeth
TITOLO: Ghost Reveries
ETICHETTA: Roadrunner Records
ANNO: 2005
GENERE: Prog Death
DURATA: 66:46
WEB SITE: www.opeth.com
>> RECENSIONE
Gli Opeth non necessitano di presentazioni. Loro le presentazioni le precedono.
Ora da ascoltare e stringere abbiamo il loro ottavo album. Lo scartiamo, come un regalo che viene da lontano. E lo lasciamo andare, chiedendoci dove ci porterà nella notte. Chiedendoci che fine faremo questa volta. Io la domanda ce l’ho in gola, ma la risposta ancora tarda ad arrivare. “Ghost Reveries” è un altro sassolino bianco sulla strada battuta dai precedenti “Deliverance” e “Damnation”. Sta lì, a segnare che gli anni passano splendendo, e le note fluiscono impetuose. Sta lì, a ricordarci come delle chitarre possano essere impugnate come else di spade, divinamente. E come una voce non ti stia abbandonando, neanche oggi, neanche domani, non ancora. Il timbro inconfondibile e sensuale di Mikael Åkerfeldt è ben saldo al cielo, fantastico, senza tempo, senza incrinature: semplicemente lì, tra le nuvole.
Otto tracce dalla tipica durata si susseguono come scalini che non salgono né scendono. Il prog death degli Opeth si arricchisce di otto nuovi gioielli: ma sono gioielli che non metterò tanto. Li terrò riposti da qualche parte, bellissimi e perfettamente rifiniti. Ma alla fine, al momento di scegliere, agguanterò sempre quelli meno lucidi, quelli pregni dell’odore del velluto che li ha custoditi lungo le stagioni. Indosserò l’eterno oro di “Still Life”, i diamanti di “Blackwater Park”, o persino quelle meraviglie arrugginite di “Orchid” e “Morningrise”. Potrò tenermi in tasca anche quel pezzo di me che c’è tra le spine di “My Arms Your Hearse”, sì. Ma raramente i miei occhi cadranno sui seppur nuovi ed attraenti “Deliverance” e “Damnation”: al massimo si lasceranno lacerare dagli abbagli di “Lamentations”. E questo “Ghost Reveries”, con tutta la sua perfetta superficie liscia, lo richiuderò nello scrigno. Lì resterà a ricoprirsi di una impercettibile polvere.
Lo stile che scorre fluido tra questi lunghi argini di canzoni è un proseguire un discorso già ampiamente sviluppato: l’alternarsi di growl e clean vocals caratterizza come sempre linee melodiche perfettamente studiate, lasciando come di consueto lo spazio alla rabbia e alla malinconia, in quel modo intrecciato e contaminato che solo gli Opeth sanno disegnare. Ed è scontato dire quanto ogni singolo passaggio vocale e strumentale sia di per sé un pugno nello stomaco di impeccabile bellezza. Influenze psichedeliche si impongono nel brano più progressive dell’album, “Atonement”, mentre il sapore di muschio e pioggia che mi ha sempre preso al cuore -da anni ed anni a questa parte- sta tutto racchiuso dentro la traccia più old-style del cd, la granitica (ma è pietra che si sgretola) “Reverie/Harlequin Forest”. Per il resto, onestamente, non ho gran che da dire. L’imponenza de “The Grand Conjuration” e la complessa impalcatura del trittico d’apertura mi scivolano abbastanza addosso. La ballad “Hours Of Wealth” e l’ultima “Isolation Years” a mio parere non rendono onore a capolavori di sentimento come “Benighted” o “Harvest”, né basta la tecnica appassionata di Per Wiberg alle tastiere (ora a tutti gli effetti nella line up), così come la sempre sorprendente performance del grande Martin López alla batteria, per pugnalarmi il cuore a morte.
Perché sentirmi pugnalare il cuore a morte è ciò che chiedo agli Opeth.
Perfetto involucro di note, senza una sola sbavatura, questo “Ghost Reveries” mi appare per quello che è fuori, nascondendo il suo nocciolo ai denti. Non lo trovo, da mordere fino a farmi male. Ci affondo dentro fin troppo facilmente.
Così che lo amo, intensamente, per un attimo.
E poi lo dimentico.
>> GIUDIZIO
VOTO: 7.5
ARTWORK: 8
TECNICA: 9
ORIGINALITA': 6.5
LONGEVITA': 6.5
PRODUZIONE: 8
PERSONALITA': 8
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