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Recensione: Ulver - Blood Inside
>> COVER
>> LINE UP
Kristoffer G. Rygg

Jorn H. Svaeren

Tore Ylwizaker

>> TRACKS
1.Dressed In Black
2.For The Love Of God
3.Christmas
4.Blinded By Blood
5.It Is Not Sound
6.The Truth
7.In The Red
8.Your Call
9.Operator
>> INFO
GRUPPO: Ulver

TITOLO: Blood Inside

ETICHETTA: Jester Records

ANNO: 2005

GENERE: Avantgarde

DURATA: 45:51

WEB SITE: www.jester-records.com

>> RECENSIONE
Gli Ulver entrano in scena. Calcano le assi in legno tarlato di questo teatro di morte che è la vita.
Afferrano con uno strattone la testa delle vittime sul loro cammino e la rivoltano verso le proprie sanguinanti autoindotte ferite. Marciano a grandi passi sull’acqua, incolumi, irriverenti.
Blasfemia pura, sottile, elegante. Blasfemia rivolta verso tutto ciò che c’è da macchiare, e da redimere. Peccano. Peccano magistralmente. Si sottraggono ad ogni giudizio.
Assurgono al regno dei cieli con gli occhi rossi e il ghigno sulle labbra, quelli che sanno di eternità, di vittoria contro Dio.

Garm e la sua creatura demoniaca infondono vita ad un’opera complessa ed avvolgente, un lavoro che inizia e termina sulla corda di un funambolo lambito dalle fiamme. Un disco che in appena quarantacinque minuti disegna un giudizio universale attraverso note enigmatiche e cervellotiche. Un album che appare il risultato di una serie di precise sequenze alchemiche. Il risultato sottosopra di menti inferme e dunque geniali.

Arrivati al loro sesto traguardo, gli Ulver si ritrovano attorno ad un tavolo e mettono in piedi un’opera del tutto imprevedibile nei suoi passaggi illogici, ma nello stesso tempo incredibilmente premonitrice nei suoi intricati rompicapi musicali. Ne viene fuori una pietra nera e levigata, fredda come l’inverno più ghiacciato, liscia come la pelle più infida. Gelida di congetture scientifiche ammantate di credenze sacrileghe.

Cori religiosi sono abusati in un gioco sopraffino, e creano avvolgenti vortici di empia, notturna trascendenza. La voce di Garm si modella sulle righe medio-alte di pentagramma che ricordiamo dal capolavoro “The Sham Mirrors” di quella altra creatura del demonio che sono gli immensi Arcturus. Assoli pinkfloydiani si inseriscono nella trama di canapa di questo abito monacale e lo sfregiano di poesia. Stili dei più disparati, dall’elettronica all’ambient al metal, si incontrano in un connubio di destini a picco sul mondo dei comuni mortali. Campanellini e violini nauseano meravigliosamente creando un conflitto quasi fisico con il suono che progredisce nella mente dell’ascoltatore. Vocalizzi evocativi, ispirati e sfacciati, si stampano su carta e scrivono miscredenti, simboliche preghiere. E collaborano a questo oscuro disegno ospiti di grande pregio, uno su tutti il batterista protagonista in “Operator” - Carl Michael Eide di Ved Buens Ende e Virus.

Chi si aspetta un’opera oscuramente gotica può anche lasciar perdere. Qui non ci sono nemmeno le ombre oblique di quegli archi a sesto acuto che si è tentati dal desiderare dopo aver letto la mia narrazione. No, qui ci sono solo spifferi di freddo, quelli così amorali da non esistere nell’immaginario perché possibili esclusivamente a livello cerebrale. Non hanno la compiacenza di travestirsi di architetture e colori scuri, questi demoni degli Ulver: hanno solo la sfrontatezza di parlare senza paura. Con quel coraggio che solo i pensieri più impuri sanno sfoderare davvero.

Chi si aspetta un ritorno a quella perlacea meraviglia di “Perdition City” può invece tentare questo cammino. Lo tenti senza attesa ma solo con immenso nichilismo. Lo tenti in ginocchio, pronto a perdersi, attento alle spalle. Lo faccia senza cercare una meta, perché tanto non la troverà mai. Si levi di dosso le aspettative e ragioni al di sopra degli schemi. Provi a pensare in modo insano. Provi a sconnettersi dall’educazione e a riflettere di puro istinto. Si accorgerà presto che è proprio nell’istinto che si cela la matematica più perfetta.

Chi si aspetta un album di black metal non presti ascolto alle mie parole. Dimentichi questa descrizione sconnessa e si metta sdraiato con la testa tra le mani e questa musica tra le mura. Non troverà i suoi desideri esauditi, ma se ne scorderà facilmente. Avrà solo bisogno di tempo, tanto tanto tempo, per imparare a confondersi.

Infine chi non ha voglia di smarrirsi non si imbarchi, per favore. Lasci questa navicella di dannati a cervelli più malati. Di sanità e perbenismo non ne abbiamo bisogno. Non appesantisca il carico di anime, traghettate verso il proprio oblio, con le critiche superficiali di chi è troppo a posto con la vita da perdersi le gioie della scettica follia.

I lupi, loro sì, si meritano tutto questo.

(Imperdibile l’edizione limitata con cofanetto in stoffa.)
>> GIUDIZIO
VOTO: 9

ARTWORK: 9

TECNICA: 9

ORIGINALITA': 9

LONGEVITA': 8

PRODUZIONE: 9

PERSONALITA': 9
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